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Il passaggio al digitale terrestre: si escludono milioni di telespettatori dalla visione della televisione
Roma 27-05-09 Con l’imminente passaggio al digitale terrestre per la ricezione dei programmi televisivi tra i quali Rai 2 e Rete quattro , milioni di telespettatori verranno esclusi dalla visione di spettacoli a cui da anni sono legati. Il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione “G. Dossetti: i Valori” (www.dossetti.it) Corrado Stillo ha dichiarato: “La gigantesca operazione commerciale che sta andando avanti in tutta Italia con l’acquisto di decoder per ottenere la visione di spettacoli televisivi mediante il passaggio al digitale terrestre, escluderà prossimamente milioni di cittadini che passano gran parte della loro giornata davanti agli schermi televisivi. Pensiamo agli anziani, ai portatori di disabilità, ai malati che arricchiscono le loro giornate guardando programmi a cui sono abituati da anni e non hanno la possibilità e la voglia di dotarsi con le nuove tecnologie. I programmi di Rai 2 verranno per loro immediatamente oscurati in una logica di occupazione di spazi e di frequenze televisive poco compatibili con un servizio pubblico a vantaggio di intere categorie di utenze. Mentre chiediamo ai proprietari di televisioni private di adeguarsi a sentenze che la Magistratura ha emanato in materia televisiva, chiediamo al Governo di adoperarsi affinché il passaggio al nuovo sistema non penalizzi ancora una volta le fasce deboli della società, che non possono reggere il passo ad una tecnologia finalizzata solo ed unicamente ai profitti senza controllo e senza contrappesi”.
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Partite Iva inattive, è giunta l’ultima ora 90 giorni per chiudere in fretta e a costi minimi
Roma 11-07-11 Addio agevolato alle partite Iva non utilizzate, con sanzioni ridotte e un percorso semplificato. I contribuenti che, pur essendo titolari di una partita Iva, non presentano la relativa dichiarazione da almeno tre anni oppure non svolgono alcuna attività hanno novanta giorni per chiudere la propria posizione, pagando solo una sanzione minima di 129 euro. Mettersi in regola è facile: basta pagare spontaneamente con il modello F24 “elementi identificativi”, indicando il codice tributo 8110, la partita Iva da chiudere e l’anno di cessazione dell’attività. Chi non si avvale di questa misura rischia una sanzione che può arrivare fino a 2.065 euro. La posizione va regolarizzata entro novanta giorni, calcolati a partire dal 6 luglio 2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 98/2011. Va ricordato che la norma di favore si applica a condizione che la violazione non sia stata già contestata con atto portato a conoscenza del contribuente. La via agevolata – Nel dettaglio, dunque, i titolari di partita Iva che, sebbene obbligati, abbiano dimenticato di comunicare la cessazione della propria attività, entro i 30 gg prescritti dalla norma - articolo 35, comma 4, del Dpr 633/1972 - possono ora sanare la violazione versando spontaneamente, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge n. 98/2011, un importo pari a 129 Euro, somma che equivale al 25 per cento, cioè 1/4, della sanzione minima dovuta secondo la norma vigente. Il percorso semplificato viaggia su F24 – In pratica, per aderire alla norma di favore è sufficiente provvedere al versamento tramite F24, entro 90 gg dalla data di entrata in vigore della legge, dell’importo di 129 Euro, indicando il codice tributo 8110, la partita Iva da chiudere, e l’anno di cessazione dell’attività. Nell’ottica della semplificazione non è necessario presentare anche la dichiarazione di cessazione attività, con il mod. AA7 (previsto per i soggetti diversi dalle persone fisiche) od il mod. AA9 (previsto per le imprese individuali e lavoratori autonomi), perché la chiusura della partita Iva verrà effettuata dall’Agenzia sulla base dei dati desunti dal modello F24 presentato. Cosa succede se non si chiude la partita Iva - Per i contribuenti che, benché obbligati, hanno omesso di presentare a suo tempo la dichiarazione di cessazione attività e non colgono l’opportunità che il decreto legge 98/2011 ora concede, l’Agenzia può procedere alla chiusura d’ufficio della partita Iva, irrogando nel contempo una sanzione fino al massimo di 2.065 euro.
14-04-11
L’accertata e permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche può essere causa di risoluzione del rapporto di lavoro. Lo stabilisce uno schema di regolamento esaminato dal Consiglio dei ministri del 7 aprile 2011 che interviene a tutela dell’efficienza e del buon andamento della pubblica amministrazione. La procedura viene attivata in caso di assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto, disturbi del comportamento gravi e ripetuti, condizioni fisiche che facciano presumere la inidoneità fisica al servizio. Destinatari del regolamento sono i dipendenti, anche con qualifica dirigenziale, delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici non economici, degli enti di ricerca, delle università e delle Agenzie. Al personale in regime di diritto pubblico (come magistrati, appartenenti alle forze di polizia, alla carriera diplomatica, ecc), si applica la disciplina prevista dai rispettivi ordinamenti. L’iniziativa per l’avvio della procedura per l’accertamento dell’inidoneità spetta all’amministrazione di appartenenza del dipendente o allo stesso dipendente interessato. Il dipendente può presentare la relativa istanza in un qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova. L’amministrazione avvia la procedura nei seguenti casi: assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto previsto nei contratti collettivi di riferimento; disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente al servizio.
Agevolare l'uso della bicicletta nelle città, con nuovi percorsi ciclabili, competizioni non agonistiche, incontri, dibattiti e, in generale, quanto serve per promuovere la mobilità a due ruote. Il disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri del 7 aprile 2011 istituisce la giornata nazionale della bicicletta per la seconda domenica di maggio. Saranno previste iniziative volte ad agevolare la percorribilità nelle città, individuando percorsi ciclabili e la chiusura al traffico veicolare di alcune aree. Saranno inoltre favorite, da parte di Enti ed Istituzioni, competizioni non agonistiche per adulti e bambini, incontri, dibattiti ed attività di animazione volti alla valorizzazione del ruolo della mobilità ciclabile nella storia e cultura nazionale ed all'educazione dei ciclisti al rispetto del codice della strada. Il disegno di legge prevede, inoltre che negli edifici adibiti a pubbliche funzioni, con attività al pubblico, che le amministrazioni riservino apposite aree per le biciclette degli utenti, segnalandone sui propri siti istituzionali l'esistenza e l'ubicazione. Nelle vetture tranviarie, nei giorni festivi e feriali senza limiti di orario o di numero, potranno essere trasportate biciclette pieghevoli. Le amministrazioni locali dovranno prevedere parcheggi per biciclette in ogni stazione metro di nuova realizzazione, per favorire e facilitare lo scambio bici-treno. Quest'anno il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in occasione della 2^ edizione della Giornata Nazionale della Bicicletta, indice il “Concorso Premio Bicity” al fine di promuovere la mobilità sostenibile nelle città, riservando esclusivamente alle biciclette, strade, piazze, luoghi di pregio ambientale, artistico, storico e architettonico per sottolineare come la bicicletta sia il mezzo di locomozione più pulito e a impatto zero.
Progettata nell’ambito delle Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la mostra “La moneta dell’Italia-unita: dalla lira all’euro” organizzata dalla Banca d’Italia si svolge - sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica - dal 5 aprile al 3 luglio 2011 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Essa si propone di documentare le vicende politiche ed economiche dell’ unificazione monetaria del 1862, che portò all’adozione della lira, come parte del processo di costruzione dell’unità nazionale e sarà illustrata nei suoi aspetti internazionali e nei risvolti di vita quotidiana, allo scopo di avvicinare i cittadini ai temi della moneta e del ruolo che essa svolge nell’economia e nella vita sociale. Il filo della storia monetaria italiana nei 150 anni dall'Unità collega due episodi fondamentali: l’unificazione monetaria del paese, che la neonata Italia compie anche al fine di consolidare le basi della sua unità politica; più vicina a noi nel tempo, la partecipazione italiana all’unità monetaria europea. Questa storia, dalla lira all’euro, illustra un punto focale per noi contemporanei: l’importanza della stabilità monetaria e di una cultura politica ed economica che ne riconosca il valore. Seguirne e comprenderne le vicende, insieme ai suoi risvolti quotidiani, è anche un modo per avvicinarsi ai temi della moneta e del suo ruolo nell’economia e nella vita sociale. Alla celebrazione dei 150 anni dell’Unità del nostro paese la Banca d’Italia dà un contributo duplice. Ha promosso una vasta ricerca, alla quale collaborano numerosi studiosi anche stranieri, sulla capacità dell’economia italiana di rispondere ai grandi mutamenti dello scenario internazionale dalla nascita dello Stato unitario ad oggi.
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