Chi sa quante altre volte abbiamo ascoltato frasi fatte e luoghi comuni, come quelle pronunciate dal presidente della Lega calcio Antonio Matarrese: “Lo spettacolo deve continuare”. Altri personaggi autorevoli si sono sbilanciati pronunciando le stesse frasi. Queste suonano bene all’orecchio di chi le ascolta e facili per chi le devono proferire, come frettolosamente ha fatto il presidente che credo non volesse affermare il principio di “e chi se ne frega dobbiamo andare avanti" perché è quello che serve, altri esercizi non servono e non portano a niente, anche alla presenza di un morto. Forse era la persona meno adatta a fare quel proclama nella sua posizione, ha sbagliato il momento topico, troppa precipitazione. Forse serviva un virgolettato che avrebbe spiegato in sunto i veri propositi. Un po’ in malafede anche il giornalista che lo ha intervistato poco tempo dopo le dimissioni dall’ospedale romano dov’era ricoverato per curarsi una polmonite. Queste sono notizie arrivate a posteriori, non voglio pensare studiate ad arte, per giustificare una frase che sembra infelice, ma in una situazione diversa poteva risultare normale anche se ugualmente banale: lo spettacolo deve continuare anche se ci sono morti. Tra qualche giorno “Sanremo” farà cantare per la 57° volta l’Italia. Presentando le nuove canzoni al Festival, in una di queste manifestazione, precisamente quella di 20 anni fa, nella serata inaugurale moriva, quello che tutti avevano incoronato il Reuccio della Canzone Italiana. Fu il presentatore per antonomasia, quello che vedremo ancora dopo tanti anni alla conduzione del Festival, Pippo Baudo, a dare l’annuncio in sala del Teatro Ariston delll’avvenuta scomparsa del cantante amato da tutti gli Italiani. Claudio Villa : le parole che furono pronunciate furono le stesse usate dopo anni dal Presidente Matarrese, in occasione della tragedia di Catania. “Lo spettacolo deve continuare”. Tutti in piedi, un applauso e poi niente, si è continuato a cantare, come nulla fosse accaduto. E pure la morte era altrettante importante nel suo genere, e in quel contesto. Le manifestazioni d’affetto si sono viste a posteriori, ma lo spettacolo non si fermò. Vent’anni fa avevano meno rancori verso gli altri e più amore verso tutti. Lo stadio di Laisel fu testimone di una grande tragedia. Non uno solo a morire, ma tanti! La partita continuò! Con morti in obitorio e feriti in ospedali. Anche in quella occasione ci furono delle responsabilità.Chi aveva sopraccaricato lo stadio di persone, fuori della portata ufficiale? Mi ricordo la polizia con i cavalli per mantenere l’ordine, mentre la preoccupazione di essere colpiti faceva ammassare spettatori nell’unico spazio possibile dove poi crollò l’impalcatura, seminando morti e feriti. Da punire non è solo Matarrese per l’infelice frase. A ricevere punizioni devono essere altri! Quelli che dopo hanno manifestato il malessere contro le forze dell’ordine, quelli che hanno scritto sui muri delle città frasi che offendono il mondo civile. Quelli che la giustizia mette fuori dalle carceri, e che la polizia non arresta per non farseli sempre nemici, sapendo che dopo qualche ora li può trovare nuovamente e più arrabbiati per strada a colpire ancora. Forse era a questo che voleva alludere in qualche modo il presidente Matarrese.
Poi volendo essere “maligno” posso aggiungere che questo personaggio nella “Bufera” rappresenta gli interessi delle squadre di calcio. Tutte S.p.A che conosciamo bene! I presidenti di questi club, non tutti, sono degli appassionati sportivi e tifosi delle squadre da loro capitanate, hanno anche interessi da salvaguardare, e a capo di questa gran cordata d’imprenditori c’e lui, Matarrese, che, vedrete, saprà far ripartire il campionato di calcio che andrebbe fermato per molto più di una settimana per salvaguardare proprio quei proprietari di società che hanno delle spese e devono procurasi entrate, anche per “lucrare”. Un campionato fermo procurerebbe danni irreparabili a tutto l’indotto. Vedrete che anche le decisioni prese per farlo avviare in qualche modo saranno contraddette. “Fatta la legge trovato l’inganno”. Non si può permettere di disputare partite di calcio a Milano, che potrebbe essere a “norma” e fermarlo, a Napoli, o in altro posto d’Italia, perché stadio non ha norma, quando questa legge parlava chiara sin dall’inizio dei campionati di tutte le categorie. Ora in piena “bagarre” non si può permettere la distruzione dei club non ancora perfetti. Suppongo che di perfezione non né troveremo neppure in quelli a norma, c’è sempre il “cavillo” se si vuol cercare bene. Il classico pelo nell’uovo.
Ma voi pensate che la legge sarà uguale per tutti? Lo faranno per i grandi club? Credo proprio che per questi interverranno come al solito i padroni di tutto: i politici. Quelli che hanno salvato società che andavano eliminate dalla serie A e B Quelle squadre i cui tifosi bloccavano strade, autostrade, aeroporti e stazioni marittime. Le stesse squadre non in regola con i pagamenti dovuti alle varie assicurazioni, necessari per essere iscritti ai campionati. Per farla breve, in quelle città dove regna il politico di “grido” che si fa rispettare, anche quando non si dovrebbe. Una serie di fatti che sommati, forse farebbero dire anche a noi “Lo spettacolo deve continuare”. Anche se è uno spettacolo penoso in tutti i settori.
In un articolo precedete ho scritto “E’ meglio non entrare nel merito” per non aggiungere problemi a problemi esistenti. Il Ministro Amato parlando a Napoli, su i problemi della città disse: in Italia circola molta “Cocaina”, in prima istanza il riferimento era alla città di Napoli, poi si corresse. La mattina successiva su “La7”, televisione commerciale, in un dibattito il sottosegretario allo sport On. Lolli, commentando i fatti di Catania affermò che gli incidenti erano stati procurati da “delinquenti”. Gli autori del fatto di cronaca nera non sono sportivi, sono delinquenti! Unificando i due pensieri, possiamo dire che l’Italia è un paese che difficilmente uscirà fuori da queste situazioni. Tra le parole del ministro Amato e le sue esce fuori un quadro dell’Italia poco edificante.