La tragedia di Catania scrive una pagina nera nel calcio italiano
La tragedia di Catania è stata vissuta in diretta dagli abbonati alle pay Tv, per quelli il cui pacchetto che comprende le partite di calcio hanno potuto seguire gli avvenimenti di ieri nella gara tra le grandi città dell’isola Catania e Palermo, partita di calcio valevole per il campionato di serie A anticipata per la coincidenza della festività di Sant’Agata patrona di Catania, luogo dove poi è avvenuto la morte assurda di un tutore dell’ordine chiamato a fare servizio di prevenzione allo scopo di non far sorgere tragedie di nessun genere, come dire il paciere. Non ha potuto fermarli, lui come i suoi commilitoni, una moltitudine di scalmanati e non una “sparuta” minoranza di delinquenti che organizzati diventano un esercito piuttosto attrezzati e schierato in armi su quella strada che li avrebbe condotti contro i rivali avversari sportivi; sbarrata dalle forze dell’ordine, che hanno trovato tra le loro fila, morte, feriti gravi e distruzioni, di mezzi blindati e macchine. Le notizie alle redazioni giornalistiche e alle emittenti radiotelevisive sono arrivate con ritardo. La notizia del decesso dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti è arrivata subito. Notizia che buttava tutti in angoscia e nella disperazione. Azzerare tutto sarebbe troppo facile. Stiamo parlando di una vita distrutta per una partita di pallone, e questa è ben altra cosa. Per il fatto grave si sono fermati i campionati (tutte le categorie) forse sarebbe utile fermare tutto il movimento che gravita intorno “al gioco più bello del mondo” che sta tradendo da anni le attese di tutti gli appassionati che aspettavano la domenica pomeriggio per portarsi al campo sportivo ad applaudire i propri beniamini.
Credo che per quello che sta succedendo sarebbe meglio che si fermassero anche le informazioni, quelle fatte dai mass media e quelle “terra terra” anarchiche, in un mondo che non fa capire più niente, composto da persone povere di spirito e in assenza totale di patriottismo. Oltraggiosi che hanno abbandonato gli ideali sportivi, trascorrendo le domeniche o le giornate utile per le gare in giornate adatte per la guerriglia per sfogare le proprie amarezze accumulate senza il rispetto di chi conserva la fede per la bandiera, simbolo della loro appartenenza tradizionale. Ormai è saltato tutto, bisogna, solo scavare fossi più grandi per sotterrare tutto il calcio, anche quello del passato, per non incorrere in nostalgie, e richiamarlo alla memoria in un mondo di falsi ideali, senza il rispetto per le istituzioni. Omertosi all’occorrente, capaci anche di piangere per discolparsi, perché ritengono quel gesto fatto, in un momento particolare, non punibile. Lasciamoli al loro destino.
Michele Onesti
06-02-07