Questa pagina è scritta per ricordare il passato e spronare gli interessati per condurre al termine il campionato di serie B, primo della nuova storia del Napoli calcio nato dal niente, senza neppure il passato alle spalle, poiché non c’è più traccia di quei Napoli che faceva parlare nella la storia del calcio Italiano. DOMANI RICORRE IL 20° ANNIVERSARIO della vittoria del primo scudetto.
Era l’anno 1987 e a vincerlo furono calciatori noti, ma non campioni insigniti.
Uno solo era quello che poteva fregiarsi di questo titolo, i fatti lo dicono chiaramente nonostante che da questa città in 60 anni di storia calcistica sono passati campioni veri e affermati dal calibro di Sallustro, Jeppson, Vinicio, e ancora Sivori, Altafini Krol , Savoldi e tantissimi altri protagonisti del calcio nazionale e mondiale.
Potrei andare anche oltre a questi, la mia età me lo consente. Ho visto tutto quello che era possibile, dal 1950 in poi. Qualcosa mi sfuggirà, ma per ricordarsi di tutto e scriverlo occorrerebbero decine di pagine. In una di queste potrei citare il fornaretto romano, Amadei Amedeo, e il portiere degli anni 50 Giuseppe Casari, e, tra i grandi, Bugatti, fino a Dino Zoff. Ma l’unico a fornirci quella gioia immensa, e dando al Napoli la facoltà di inserirsi negli albi d’oro della Federazione Gioco Calcio Italiano fu Diego Armando Maradona. Raramente avveniva per squadre e società che non erano ubicate al Nord Italia, le protagoniste erano sempre le solite: Milan, Inter, Juventus, tutte protette da grandi capitali. Veder vincere una squadra del Sud e in particolare Napoli, sempre tra quelle società che endemicamente se la passavano male sin dai tempi del Comandante Achille Lauro, titolare di una grande Flotta di navigazione, era un impresa solo pensarlo che un giorno si potesse salire sul primo gradino del podio dei vincitori! E’ questo fu possibile grazie appunto a quell' argentino con lo spirito di un napoletano di nome Diego. A voler questa vittoria collaborarono calciatori noti, “quasi campioni” ma non dichiarati, con tanto di diploma al merito. Infatti erano calciatori, non del tutto normali, giacchè qualcosa di diverso lo avevano, rispetto a tanti colleghi. In porta Garella, il suo secondo il napoletano Di Fusco, Bruscolotti, il più anziano del gruppo, il giovanissimo Ciro Ferrara, appena 20 anni, Salvatore Bagni d’anni ne aveva 31, e poi Ferrario, Renica, Carnevale. Una scoperta per caso, proveniente dalla Triestina. Francesco Romano, a cui : Il Pibe De Oro faceva da “chioccia”. Appena qualche gradino o forse anche più di uno al di sotto, c’era Bruno Giordano, affermato campione di provenienza laziale. Gli altri elementi, i 18 dell’organico, erano bravi calciatori, ed e’ doveroso citarli. Anche loro contribuirono alla vittoria finale. Ovvero Volpecina, Caffarelli, Sola, Muro, Marino, Bigliardi. Il tecnico era Ottavio Bianchi.
Come avrete potuto leggere, i rincalzi non erano cime, però erano di tutto rispetto, potevano essere impiegati all’occorrenza ma nessuno era in condizione di portare via il posto al titolare.
Infatti, difficilmente i titolari saltavano qualche gara, erano sempre in prima linea.
Ora facendo una “ripassatina” ai tanti quotidiani sportivi e a quelli che al loro interno hanno la pagina dello sport noto che in diversi di questi in edicola e On line, in testate giornalistiche sul web, l’interprete principale è il Dg Marino. Che, per questa volta non piange, e ci sarebbero tutte le condizioni per farlo, dopo aver visto l’arbitraggio di Mantova. Ma non fa neppure ridere quando afferma che bisogna vincere tutte le cinque partite. A questo punto perché non diceva sei, e l’annuncio lo faceva prima della sconfitta di Mantova?
La gara di Genoa, se arriviamo alle normali condizioni, non è detto che si debba perdere per forza.
Dove sta scritto che chi gioca l’ultima gara tra le mura amiche deve sempre vincere? Non bisogna avere timori riverenziali per nessuno . Se loro sono il Genoa noi siamo il Napoli, anche se qualcuno non lo riconosce come un blasonato, dalla morte civile del 2004 . Si parla d’aria Nuova, ma se non si vince a Brescia si dovrà parlare d’aria fritta. Fa bene ad invogliare all’ottimismo.
Marino cerca di placare i ribelli. Allora i ribelli c’erano! Quello che si diceva dello spogliatoio, ora si scopre che è verità! E qualche malumore esisteva. Altrimenti, non si potevano spiegare alcune scelte impopolari del tecnico. Anche se poi deve ringraziare soprattutto la Dea bendata.
Si cerca da De Zerbi la risoluzione dei problemi. Ci riuscirà a disputare la partita della vita davanti ai suoi concittadini? Non dimentichiamoci che non sempre le ciambelle riescono con il buco. Speriamo che De Zerbi ne sappia confezionare almeno una. Si fanno i nomi, per il centro dell’attacco, di Bucchi o Calaiò con Pià Io suggerirei Bucch- Calaiò, in compagnia di Trotta e Pià dal primo minuto di gioco. Senza riferimenti dalla fasce laterali non si va da nessuna parte. Miei personali pareri e considerazioni. Intanto le altre squadre, non ancora fuori dei play, off, scalciano e fanno pensare. Avvisano che ci sono anche loro e non sarà facile, né per Genoa e né per il Napoli.
Michele Onesti